RISTRUTTURARE

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Questo libro intende essere una guida alla comprensione d’alcune regole di base cui una casa o una villa dovrebbe sottendere; le pagine che seguiranno vogliono essere d’aiuto semplicemente nel chiarire alcuni aspetti che, di sicuro, agevolerebbero chi, oggi, ha la fortuna d’es- sere proprietario di un’abitazione. Appare evidente come gli attuali costi degli appartamenti abbiano ormai raggiunto cifre considerevoli e tale aspetto abbia portato molti ad acquistare abitazioni con superfici di gran lunga inferiori a quelle acquistabili anni or sono. L’acquisto di un appartamento avente una superficie minore, se da una parte agevola chi lo compra, in virtù del considerevole risparmio sui metri quadri acquistati, dall’altra mette di fronte al gran rischio di acquistare case in cui, per via di un’articolazione spaziale degli ambienti poco confacente, non è possibile sfruttare appieno la superficie a disposizione. Ci si trova, infatti, di fronte a problematiche legate ad un’insufficienza di spazi utili per i vari elementi d’arredo o addirittura per un’idonea fruibilità degli stessi ambienti. Grosse difficoltà s’incontrano nei casi di ristrutturazione d’apparta- menti volti ad una ridistribuzione degli ambienti al fine di ottenere la classica stanza in più per il naturale accrescimento del nucleo familiare, ovvero dal momento in cui nasce l’esigenza di ricavare un secondo bagno. È proprio in simili casi che, spesso, si devono adottare scelte fondamentali che, oltre ad essere costose, necessariamente ci accompagneranno la maggior parte delle volte, per tutta la nostra vita. Rimanendo in tema di scelte, sovente ci si chiede a quale impresa edile rivolgersi, se interpellare o meno un tecnico e, se sì, a quale affidarsi. Le tipiche risposte a queste domande, per quanto concerne l’impresa, di solito sono riferite ad una scelta generica, magari di un parente, o di un amico mentre, a riguardo del tecnico cui affidare la direzione di tali opere, talvolta si ricorre al “fai da te” oppure ai consigli - diciamo “rassicuranti”- del maestro edile o del capo muratore. È bene ricordare che non stiamo, come suggerisco spesso ai miei clienti, comprando un vestito (che nella migliore delle ipotesi ci dura al massimo una stagione o forse due); stiamo parlando della nostra casa, del luogo in cui trascorriamo gran parte del nostro tempo. Se non sod- disfa appieno le nostre esigenze, anche se non ce ne accorgiamo, la casa ci provoca degli stress che a lungo andare ci portano a vivere male al suo interno. Non dimentichiamo mai che anche una sola stanza o un semplicissi- mo disimpegno mal articolati ci procureranno costantemente e giornal- mente problemi sia di fruibilità sia di vivibilità all’interno della nostra casa. Magari non riusciremo a capire dove risiede il problema che tanto ci disturba e, pur se individuato, rimarremo nel dubbio se esista o meno una soluzione risolutiva idonea e definitiva. Spesso in altri casi ci si sente insofferenti anche quando si compra una casa più grande di quella posseduta in precedenza e ci si domanda: come mai la casa in cui abitavo prima, pur se più piccola, era più con- fortevole? Oppure: come mai non mi trovo a mio agio anche dopo molti anni dal suo acquisto? La risposta è semplice: la casa è sì più grande, ma mal distribuita. La maggior parte delle volte, purtroppo si constata come si siano sborsati tanti soldi in più per il nuovo acquisto, senza aver risolto il problema del comfort e del soddisfacimento di nuove ed incombenti esigenze. Capita allora, dopo anni di dubbi sul perché di quei disagi, che si ristruttura anche la nuova casa. In altre parole, si affrontano spese per ridistribuire gli spazi della prima casa; poi se ne compra un’altra più grande, (ritenendo insuffi- ciente la prima); alla fine ci si accorge che anche la seconda abitazione non è confacente alle proprie esigenze e dunque si fanno altri lavori per un’ulteriore redistribuzione degli ambienti. Solo a posteriori, si intuisce facilmente che tutte queste spese era possibile evitarle e che era possibile abitare nella propria casa senza comprarne una più grande. Qual è il trucco? Non vi è nessun trucco; basta rivolgersi ad un esperto (in tema di distribuzioni ambientali) in possesso di conoscenze atte ad ottenere quelle giuste risposte alle vostre esigenze. In altri termini, accade che, spinti dalla necessità di risparmiare, si spenda il quadruplo o più di quanto si sarebbe potuto spendere se ci si fosse affidati ad un progettista qualificato. Non mi stanco mai di ricordare ai miei clienti che la figura del progettista qualificato serve a tutelare gli interessi del proprietario sia per l’ottenimento dei migliori risultati nella propria casa, sia per la riduzione delle spese occorrenti per i lavori di nuova distribuzione degli ambienti. I cosiddetti “maestri”, titolari delle imprese edili, sono degli esecutori e in molti casi anche bravi, però non sono di certo dei progettisti e, pur con molta esperienza, non possono avere idee innovative e, soprattutto, capacità tecnico-progettuali tali da essere, da soli, capaci di risolvere taluni problemi che, solo apparentemente, si credono risolti. Una cosa è certa: saranno i vostri soldi a non rimanere, spesi senza nemmeno aver ottenuto il risultato voluto. Mi duole ricordare che non tutte le imprese edili si accontentano di guadagnare il dovuto. In molti casi cercano di apportare all’immobile cambiamenti privi di senso che i proprietari, non essendo del mestiere, accettano (e, in molti casi) ad opera ormai compiuta: il danno oltre la beffa, come si suol dire. Nemmeno apportare cambiamenti ad una casa, significa rifacimento d’impianti idrici, fognari, elettrici. Ogni titolare d’ogni singola ditta, operante all’interno del vostro appartamento si arrogherà la pretesa di darvi consigli, i quali, non avendo supervisione alcuna, frequentemente andranno a cozzare con quelli di altri maestri. In simili casi è inevitabile il crearsi di interferenze d’opinioni sul come operare: tra il muratore e l’idraulico, tra l’elettricista e l’impianti- sta, tra l’idraulico e l’elettricista e così via. Spesso accade che i lavori non vengano terminati nel tempo stabilito e la colpa non si riesce mai a capire a chi effettivamente possa essere imputata; per non parlare delle lievitazioni dei preventivi in corso d’o- pera. Ecco che i proprietari si trovano ad affrontare, oltre ai problemi d’ordine economico non preventivati, anche problemi riguardanti l’organizzazione dei lavori e la risoluzione d’inconvenienti e dubbi che, vi assicuro, nascono di continuo durante l’esecuzione delle varie opere murarie ed impiantistiche. I vari momenti esecutivi dei lavori devono seguire una corretta pianificazione, che spesso viene man mano variata e calibrata ogni qual volta si è di fronte alle inevitabili e fisiologiche problematiche che s’incontrano durante l’esecuzione di tutti i lavori. L’architetto quindi, oltre ad avere la primaria funzione di progettista degli spazi, ha anche il compito di dirigere ogni singola fase lavorativa, affinché vi sia il minor dispendio di tempo, di materiale e, di conseguenza, di danaro, controllando continuamente e costantemente l’organizzazione spaziale e temporale dei vari tipi d’intervento. Spesso si cerca di risparmiare sul compenso professionale dell’architetto, non pensando all’enorme risparmio di stress, e soprattutto di denaro, che si avrebbe nel far uso della sua professionalità. Mi corre obbligo a questo punto, richiamare un attimo l’attenzione sulle varie figure professionali nel campo edile, tra cui spesso si tende a far confusione, ottenendo così una dannosa mescolanza delle competenze, e quindi dei ruoli. Siamo di fronte all’architetto, all’ingegnere ed al geometra: il primo ha affrontato degli studi in cui è stato necessario l’approfondimento di quelle che sono le soluzioni di problematiche inerenti alla forma e alla funzione degli spazi, tenendo sempre presente che la forma è dettata da fattori estetici nonché funzionali; il secondo ha affrontato studi specifici inerenti alla parte strutturale e statica di un edificio. Il geometra, invece, ha portato avanti studi di base, approssimati e non specifici, riguardanti la forma e la funzione degli spazi, non sufficienti, di sicuro, alla risoluzione di variegate problematiche più complesse ed attinenti all’edilizia. Per fare un esempio pratico, basti pensare che nell’edilizia esistono più figure di tecnici, così come esistono varie figure nel campo medico; nessuno mai sceglierà di farsi operare al cuore da un ortopedico o di farsi fare un lifting da un infermiere! Prof. Roberto Capogrosso Architetto

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