COSTITUISCE VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DEL CONTRADDITTORIO E DEI DIRITTI DEL MINORE IL MANCATO ASCOLTO DEL MINORE NON SORRETTO DA UN'ESPRESSA MOTIVAZIONE SULL'ASSENZA DI DISCERNIMENTO, TALE DA GIUSTIFICARNE L'OMISSIONE; NÉ PUÒ SODDISFARE L'ONERE DI MOTIVAZIONE IL SOLO RIFERIMENTO ALL'ETÀ DEL MINORE, LA QUALE NON IMPLICA NECESSARIAMENTE L'INCAPACITÀ DI DISCERNIMENTO

Descrizione

    La vicenda da cui trae origine la controversia portata in fine all’attenzione della Suprema Corte ha inizio con l’originaria pronuncia del Tribunale per i minorenni de L’Aquila, che rigettava l'istanza promossa da due nonni, ed avente ad oggetto il riconoscimento del diritto ad incontrare la nipote minore, collocata presso la madre, dopo la separazione dal marito. A fondamento di detta pronuncia era stato posto da un lato l’atteggiamento di aperta ostilità verso la nuora mai modificato, e, dall’altro, il rifiuto ad intraprendere un percorso di riavvicinamento graduale alla nipote, con incontri protetti e poi più liberi. Ciò posto, i suddetti nonni impugnavano la decisione, ritenendola nulla per il mancato ascolto della minore, ma la Corte d’Appello aquilana non riteneva il provvedimento affetto da nullità per il mancato ascolto della minore, di soli 9 anni. Per tal ragione, i nonni proponevano ricorso per Cassazione, accolto con ordinanza che cassava con rinvio la decisione impugnata alla stregua della circostanza per la quale, a dire della Corte romana, il mancato ascolto della minore non era stato motivato da una incapacità di discernimento della minore.

Specifiche

    Data: 26 Luglio 2022
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