IN TEMA DI IMPOSTA DI REGISTRO SUGLI ATTI DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA, IL DECRETO INGIUNTIVO PROVVISORIAMENTE ESECUTIVO È ASSOGGETTATO AD IMPOSTA ANCHE SE, IN PENDENZA DEL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE, L'ESECUTORIETÀ DELLO STESSO VIENE SOSPESA

Nella sentenza oggetto di disamina, la Società ricorrente ha dedotto “la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro), per avere la CTR ritenuto che la sospensione dell'ingiunzione non corrispondesse alla revoca della stessa”. Nello specifico, la società sostiene la tesi per cui, anche in presenza di un decreto ingiuntivo munito della clausola di provvisoria esecutorietà, in pendenza del giudizio di opposizione,la provvisoria esecutorietà debba intendersi non solo sospesa, bensì revocata. Tale istanza, tuttavia, secondo la Corte di legittimità è priva di fondamento. La stessa Corte di Legittimità nella propria ordinanza in un primo momento ha richiamato il D.P.R. n. 131 del 1986, e, nello specifico, l’art. 37, comma 1, in base al quale:"Gli atti dell'autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, i decreti ingiuntivi esecutivi, i provvedimenti che dichiarano esecutivi i lodi arbitrali e le sentenze che dichiarano efficaci nello Stato sentenze straniere, sono soggetti all'imposta, anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano ancora impugnabili, salvo conguaglio o rimborso in base a successiva sentenza passata in giudicato; alla sentenza passata in giudicato sono equiparati l'atto di conciliazione giudiziale e l'atto di transazione stragiudiziale in cui è parte l'amministrazione dello Stato".

Data: 16 Marzo 2021
AI FINI DELL'OBBLIGO D'ISCRIZIONE ALLA GESTIONE SEPARATA INPS, RILEVA L'ABITUALITÀ CON CUI IL LIBERO PROFESSIONISTA - CHE NON RAGGIUNGE LA SOGLIA DI REDDITO RICHIESTA PER ISCRIVERSI ALLA CASSA FORENSE - ESERCITA LA SUA ATTIVITÀ, E NON L'ENTITÀ DEL REDDITO

Nella vicenda oggetto di disamina, con un unico motivo di censura, l'INPS ha contestato la decisione della Corte d'Appello di Genova, per aver erroneamente ritenuto – a detta del ricorrente medesimo - che la produzione di un reddito non inferiore a 5000 euro costituisse il solo presupposto obbligatorio per l'iscrizione alla Gestione Separata. A sostegno della doglianza formulata dall’INPS, si deve rappresentare come già il più rilevante precedente giurisprudenziale - Cass. S.U. n. 3240 del 2010 – aveva disciplinato che “l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall'esercizio abituale (ancorché non esclusivo) ed anche occasionale (oltre la soglia monetaria indicata nel D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, conv. con L. n. 326 del 2003) di un'attività professionale per la quale è prevista l'iscrizione ad un albo o ad un elenco, tale obbligo venendo meno solo se il reddito prodotto dall'attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento”.

Data: 23 Marzo 2021
L'IMPOSTA ADDIZIONALE DEL DIECI PER CENTO PREVISTA DALL'ART. 33 DEL D.L. N. 78 DEL 2000, CONV. IN L. N. 122 DEL 2010

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte si è occupata della questione avente ad oggetto l’applicabilità dell’imposta addizionale del 10% nei confronti dei dirigenti delle imprese operanti nel settore finanziario che svolgono attività "rivolta al pubblico" e di quelli di “holding industriale”. Nello specifico va detto come con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate ha proposto impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione, stante la circostanza per la quale, con riferimento al provvedimento impugnato, “la Commissione Tributaria Regionale avrebbe escluso l'applicabilità dell'addizionale ritenendo la contribuente – L. Group - holding industriale, e ritenendo di comprendere nel "settore finanziario" i soli soggetti che, a norma del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 106 (Testo Unico Bancario) svolgessero attività nei confronti del pubblico. Osserva in generale che anche le holding come quella in questione, attraverso le correlazioni con le società che coordinano, possono di fatto incidere sui comportamenti adottati nei mercati finanziari, rientrando quindi nella ratio della norma”. Nello specifico, la questione devoluta alla Corte ha riguardato il giudizio sulla correttezza del criterio discretivo individuato dalla Commissione Tributaria 2 Regionale della Lombardia nella distinzione dell'attività finanziaria svolta "nei confronti del pubblico" o "non nei confronti del pubblico", al fine di giungere ad una puntuale individuazione del comparto "settore finanziario", all'interno del quale operano, tra gli altri, anche i dirigenti e titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, che sono i soggetti passivi dell'imposta addizionale del 10%, introdotta dal D.L. n. 78 del 2010.

Data: 31 Marzo 2021
QUALORA LA CARTELLA DI PAGAMENTO EVIDENZI PIÙ CARICHI, IL LIMITE DI VALORE DI €1.000,00, FISSATO DALLA NORMA, NON SI CORRELA A CIASCUNO DI QUESTI, MA ALLA LORO SOMMA E, SE LA NATURA DEI CARICHI È DIVERSA (TRIBUTARIA, SANZIONI AMMINISTRATIVE), ALLA SOMMA DEI CARICHI OMOGENEI

La vicenda oggetto di disamina riguarda il ricorso introitato innanzi alla Corte di Legittimità da R.D.T.G.,e trae origine dall'atto con cui, in data 28/9/2012, Equitalia Centro S.p.A. notificava al ricorrente una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, per asserito mancato pagamento di n. 4 cartelle esattoriali, concernenti il pagamento complessivo della somma di Euro 39.969,81 dovuta per una serie di violazioni del Codice della Strada sanzionate dal Comune di Firenze. Conseguentemente alla notifica dell’anzidetta comunicazione, l’odierno ricorrente proponeva opposizione ai sensi dell'art. 615 c.p.c. innanzi al Giudice di Pace di Firenze, convenendo in giudizio sia Equitalia che il Comune di Firenze, sostenendo l’inesistenza o, gradatamente, la nullità della notificazione sia delle quattro cartelle esattoriali, sia dei verbali d'infrazione. Il Giudice di Pace di Firenze, successivamente, accoglieva l’opposizione nel presupposto della nullità delle notificazioni dei verbali. Dopodiché, instauratosi correttamente il procedimento di secondo grado, al termine dello stesso, decidendo sui separati appelli proposti dal Comune di Firenze e da Equitalia Centro, il Tribunale di Firenze, in riforma della sentenza del GdP, accoglieva in parte le censure sollevate dagli appellanti, reputando prescritto il credito di cui a due delle cartelle di pagamento, mentre la rigettava per le altre due cartelle. Ciò posto, R.D.T.G. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale di Firenze n. 2799/2017, e, con separati controricorsi, si sono all’uopo costituiti in giudizio il Comune di Firenze e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. 2 Inquadrati preliminarmente i termini della vicenda che ci occupa, la Corte di Cassazione, nella motivazione della sentenza oggetto di disamina, ha stabilito come l’art. 4 del D.L. n. 119 del 2018 – c.d. pace fiscale – convertito, con modificazione, nella legge n. 136 del 2018, in materia di cosiddetto “saldo e stralcio” , si deve interpretare nel senso che, qualora la cartella esattoriale evidenzi più carichi, il limite di valore pari ad € 1.000,00 cui è correlato l’annullamento previsto dalla norma, non si correla a ciascun carico, ma alla somma di essi.

Data: 7 Aprile 2021