Modulo unificato CILA-Superbonus

Il modulo unificato CILA-Superbonus, costituente la nuova comunicazione asseverata di inizio attività è stato adottato il 4 agosto 2021 dalla Conferenza Unificata con l’obiettivo di accelerare la procedura che è necessario adempiere per accedere al Superbonus 110%. Obiettivo pubblicizzato ovunque nella presentazione di questo nuovo documento pensato in corsa dopo circa un anno dall’approvazione della misura del Superbonus 110% è stato quello della massima semplicità.

Data: 3 Dicembre 2021
L'ASSOGGETTAMENTO DI UNA STRADA PRIVATA A SERVITÙ DI USO PUBBLICO, IN RELAZIONE ALL'INTERESSE DELLA COLLETTIVITÀ DI GODERNE QUALE COLLEGAMENTO TRA DUE VIE PUBBLICHE, NON COMPORTA LA FACOLTÀ DEI PROPRIETARI FRONTISTI DI APRIRVI ACCESSI DIRETTI DAI LORO FONDI QUANDO IL RELATIVO INTERVENTO IMPLICHI UN'UTILIZZAZIONE DI ESSA PIÙ INTENSA E DIVERSA, NON RICONDUCIBILE AL CONTENUTO DELLA STESSA, CON CIÒ ESCLUDENDOSI L'APPLICABILITÀ DELL'ART. 825 C.C.

Nella sentenza in commento la Suprema Corte si occupa di una questione relativa alla regolamentazione dei rapporti tra proprietari frontisti relativamente alla configurabilità della facoltà di aprire accessi diretti dai loro fondi quando l’intervento dovesse comportare un’utilizzazione di essa più intensa e diversa. La questione controversa prende le mosse dall’azione promosso in primo grado da un Condominio che aveva lamentato la violazione del regolamento condominiale e l'illegittimità della modificazione di alcune parti comuni dello stabile. A seguito della richiesta cautelare, il giudice adito emetteva ordinanza (confermata anche a seguito di reclamo) di sospensione dei lavori in corso di esecuzione ad opera della società costruttrice relativi alla trasformazione del piano terreno, adibito a palestra, in autorimesse, per effetto della quale si era venuta a verificare l'inutilizzabilità come parcheggio dell'area stradale posta in corrispondenza degli ingressi con perdita della possibilità del parcheggio per sei autovetture nella strada privata di proprietà dei condomini di vari stabili, tra cui quelli del ricorrente.

Data: 23 Novembre 2021
IN TEMA DI CONDOMINIO L’OBBLIGO DI CONTRIBUIRE ALLE SPESE DEV’ESSERE FONDATO SULL’UTILITÀ CHE AD OGNI SINGOLA PROPRIETÀ ESCLUSIVA PUÒ DERIVARE DALLA COSA COMUNE, SICCHÉ SE LA COSA OGGETTO DELL’INTERVENTO NON PUÒ SERVIRE AD UNO O PIÙ CONDOMINI NON VI È OBBLIGO DI CONTRIBUIRE ALLE SPESE

La sentenza oggetto di disamina si occupa del problema relativo alla ripartizione delle spese condominiali quando le stesse si riferiscano a singole proprietà esclusive senza comportare alcun vantaggio agli altri condomini. Il caso specifico sottoposto all’attenzione della Suprema corte riguardava dei lavori di adeguamento alla normativa antincendi di autorimesse interrate di proprietà esclusiva e dei relativi spazi di manovra. In particolare, la Corte di Appello di Milano con la sentenza oggetto di impugnazione aveva affermato che i lavori di adeguamento, pur avendo apportato importanti modifiche ai piani interrati e seminterrati, ove erano ubicati i boxes, non costituivano innovazioni ai sensi dell'art. 1120 c.c. in quanto non avevano modificato la cosa comune o mutato la sua destinazione, ma ne avevano potenziato il godimento rendendola più sicura. Gli interventi di adeguamento avevano interessato l'agibilità delle autorimesse, la centrale termica ed il locale Enel presenti nel piano seminterrato ed interrato apportando, sempre secondo la pronuncia della corte di merito, un'utilità generale a tutti i condomini e non solo alle proprietà private. Il Giudice di II° grado aveva quindi escluso l'applicabilità dell'art. 1121 c.c., che esonera i condomini che non hanno tratto vantaggio dalle opere, di contribuire alle spese solo quando abbiano carattere gravoso o voluttuario e consistano in opere, impianti e manufatti suscettibili di utilizzazione separata mentre, nella fattispecie, i lavori relativi alla centrale termica ed al locale ENEL, apportavano beneficio a tutti i condomini.

Data: 16 Novembre 2021
È NULLA LA CLAUSOLA DI RISERVA SU PARTI COMUNI DELLO STABILE IN CONSIDERAZIONE DEL PRINCIPIO DI CONDOMINIALITÀ NECESSARIA O FUNZIONALE

Nella sentenza oggetto di esame la Suprema Corte ha avuto modo di affermare il principio per cui la cessione delle singole unità immobiliari separatamente dal diritto sulle cose comuni, vietata ai sensi dell’art. 1118 c.c., è esclusa soltanto quanto le cose comuni e i piani o le porzioni di piano di proprietà esclusiva siano, per effetto di incorporazione fisica, indissolubilmente legate le une alle altre (cd. condominialità “necessaria” o “strutturale”) oppure nel caso in cui, pur essendo suscettibili di separazione senza pregiudizio reciproco, esista tra di essi un vincolo di destinazione che sia caratterizzato da indivisibilità per essere i beni condominiali essenziali per l’esistenza delle proprietà esclusive, laddove, qualora i primi siano semplicemente funzionali all’uso e al godimento delle singole unità (cd. condominialità “funzionale), queste ultime possono essere cedute anche separatamente dal diritto di condominio sui beni comuni.” La controversia prendeva avvio in seguito alla presentazione di una domanda di declaratoria di nullità, avanzata dinanzi al Tribunale di Udine, da una clausola contenuta all’interno di un contratto di compravendita immobiliare, in cui il venditore aveva escluso dall’alienazione il 50% della quota del cortile e della centrale termica.

Data: 2 Novembre 2021
LA STRUTTURA TARIFFARIA PER LA DISTRIBUZIONE DI GAS DIVERSI DAL NATURALE A MEZZO DI RETI CANALIZZATE PREVEDE UN SISTEMA FONDATO SOLTANTO SULLA TARIFFA DI RIFERIMENTO FISSATA PER CIASCUNA IMPRESA DISTRIBUTRICE E SU UN'OPZIONE TARIFFARIA, ANCH'ESSA STABILITA PER SINGOLA IMPRESA DISTRIBUTRICE, EVENTUALMENTE DIFFERENZIATA SU BASE REGIONALE

La controversia oggetto di disamina prende spunto dall’impugnazione proposta avverso la sentenza n. 602 del 2019 del Tar Lombardia, sede di Milano, che aveva rigettato l’originario gravame, proposto dalla medesima parte istante, al fine di ottenere l'annullamento della nota dell’Autorità per l'Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico (Direzione Infrastrutture Energia e Unbundling dell'AEEGSI, n. 0026024-02 del 2 agosto 2017) che ha archiviato la segnalazione con la quale la ricorrente ha indicato le gravi alterazioni del mercato del gas naturale che interesserebbero la Regione Sardegna chiedendo un intervento regolamentare dell’Autorità. La stessa appellante, ricostruendo in fatto e nei documenti la vicenda, nel riproporre le censure di prime cure e contestare le argomentazioni della sentenza impugnata, contestava l’error in iudicando, non avendo il giudice di prime cure rilevato violazione e falsa applicazione dell’art. 23, comma 4, del decreto n. 164/2000, della direttiva 2014/94/ue, nonché dell’art. 1 della L. n. 481 del 1995, difetto di motivazione e carenza di istruttoria, eccesso di potere, contraddittorietà estrinseca, travisamento dei fatti, illogicità manifesta.

Data: 25 Ottobre 2021
È POSSIBILE PROCEDERE ALLA COMPENSAZIONE DELLE SPESE DI CTU ANCHE IN PRESENZA DI UNA PARTE TOTALMENTE VITTORIOSA, TRATTANDOSI DI COSTI SUSCETTIBILI DI REGOLAMENTO EX ARTT. 91 E 92 C.P.C.

Nella vicenda oggetto di disamina, la Corte di Appello di Torino, in sede di gravame ed espletata CTU, ha accolto parzialmente la domanda di P. e rideterminato il saldo del conto a debito del correntista nella minor somma di Euro 13.006,32. Tra le motivazioni poste alla base della sua pronuncia, la Corte di appello torinese ha affermato di avere tenuto conto della prevalente soccombenza dell'appellante, del comportamento processuale di P. - che aveva insistito nelle domande anche dopo l'espletamento della CTU - della natura e della complessità della controversia, assumendo quale parametro quello dell'importo complessivo medio. In conclusione, dunque, la Corte ha posto le spese di lite a carico dell'appellante P. nella misura di tre quarti, con compensazione del restante quarto, per entrambi i gradi di giudizio; quanto alla liquidazione, ha confermato quella compiuta in primo grado ed ha liquidato le spese di secondo grado per l'intero in Euro 13.635,00, oltre accessori. Da ultimo, ha posto le spese di CTU per tre quarti a carico dell'appellante e per un quarto a carico della banca appellata.

Data: 5 Ottobre 2021
IN MATERIA DI INCENTIVI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI APPARTIENE AL GIUDICE ORDINARIO LA CONTROVERSIA TRA IL GESTORE DEL SERVIZIO ENERGETICO E IL SOGGETTO PRIVATO PRODUTTORE DI ENERGIE RINNOVABILI, OGNI QUAL VOLTA LA MATERIA DEL CONTENDERE NON RIGUARDI LE TARIFFE, NÈ LA MATERIA DELLA LORO QUANTIFICAZIONE, NÈ LA CONCESSIONE DEGLI INCENTIVI, MA SOLTANTO L'INADEMPIMENTO CONTRATTUALE

La questione oggetto di disamina riguarda una questione di giurisdizione insorta a seguito dell’emissione di un decreto ingiuntivo notificato al GSE ed avente ad oggetto il riconoscimento del contributo incentivante derivante dalla produzione di energia elettrica nonché corrispettivi mai corrisposti. GSE si costituiva, eccependo in primo luogo il difetto di giurisdizione del giudice adito, sostenendo che la controversia avesse ad oggetto la misura degli incentivi destinati alla produzione di energia fotovoltaica, materia rientrante nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. o) cod. proc. amm. (in quanto attinente a procedure o provvedimenti amministrativi concernenti la produzione di energia); quindi, avendo interesse a che la questione di giurisdizione venisse risolta in via definitiva, proponeva ricorso ex art. 41 c.p.c.. La Suprema Corte, a Sezioni Unite, ha avuto modo di osservare come nel caso in esame non era in contestazione alcun profilo autoritativo, ma la legittimità della compensazione operata dal gestore, per cui la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, secondo le linee indicate da Corte Cost. n. 204 del 2004, secondo cui le controversie relative a concessioni di pubblici servizi sono devolute alla giurisdizione amministrativa esclusiva, ad eccezione di quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi. Va da sé che appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia tra il gestore del servizio energetico e il soggetto privato produttore di energie rinnovabili, ogni qual volta la materia del contendere non riguardi le tariffe, né la materia della loro quantificazione, né la concessione degli incentivi, ma soltanto l'inadempimento contrattuale, peraltro neppure negato in relazione al 2018 dal gestore (come sottolinea anche la Procura generale nelle sue conclusioni) che ha soltanto rappresentato di aver pagato a sua avviso in eccesso nel 2011 e di aver trattenuto le somme richieste dal privato in riferimento al 2018, in compensazione di quelle precedentemente versate in eccedenza. Secondo i Giudice di legittimità, quindi, la controversia appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, cui va rimessa la causa per la celebrazione del giudizio di merito ed anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio.

Data: 29 Settembre 2021
È COMPITO DELL'ASSEMBLEA CONDOMINIALE CONTROLLARE LA REGOLARITÀ DEGLI AVVISI DI CONVOCAZIONE E DARNE CONTO TRAMITE VERBALIZZAZIONE

La vicenda in esame trae spunto dall’iniziativa giudiziaria avviata dal condominio attore che conveniva in giudizio l'amministratore in quanto – a suo dire - responsabile ai sensi dell'art. 1710 c.c., stante la circostanza per la quale, con la propria condotta negligente e consistente nel convocare irregolarmente i condomini, avesse causato l'annullamento della delibera con conseguente condanna del Condominio in sede giudiziale. Con comparsa di costituzione e risposta si costituiva in giudizio l’amministratore, il quale chiedeva il rigetto della domanda e, in subordine, la manleva da parte della propria assicurazione in caso di sua eventuale condanna risarcitoria. Il medesimo, in particolare, eccepiva l'infondatezza dell'avversa pretesa atteso che – a suo dire –per un verso, non sussistesse interesse ad agire, non risultando l'avvenuto pagamento dell'importo da parte del Condominio; per altro, sulla scorta dell’assunto per il quale “l'annullamento di una delibera assembleare a seguito di ricorso non presuppone necessariamente un errore dell'amministratore condominiale, il quale aveva peraltro agito conformemente alle istruzioni ricevute, effettuando la convocazione tramite consegna presso l'ufficio del ...., marito della ......”

Data: 14 Settembre 2021
Consulenza Tecnica d'Ufficio relativa ad un garage ubicato al piano cantinato di un edificio con irregolarità/abusi

Consulenza Tecnica d'Ufficio relativa ad un garage ubicato al piano cantinato di un edificio con irregolarità/abusi, dove, all'atto della vendita, di conseguenza, sono stati riscontrati problemi legati a tali difformità edilizie. Il CTU viene nominato per verificare tali difformità con l'indicazione delle relative spese per la regolarizzazione dell'intera unità immobiliare.

Data: 21 Luglio 2021
IN MATERIA URBANISTICA, LA MERA VISIBILITÀ DÌ PANNELLI FOTOVOLTAICI DA PUNTI DÌ OSSERVAZIONE PUBBLICI NON CONFIGURA EX SE UN’IPOTESI DÌ INCOMPATIBILITÀ PAESAGGISTICA

Nella vicenda oggetto di disamina, il ricorrente, proprietario dell’edificio residenziale sito nel Comune di Gussago, in data 11 luglio 2016, chiedeva all’Amministrazione Comunale il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per l’installazione, sul tetto a falda del predetto edificio, di un impianto fotovoltaico costituito da 22 moduli per una superficie complessiva di 36,59 mq. In data 13 luglio 2016, la Commissione comunale per il Paesaggio esprimeva parere favorevole - chiedendo esclusivamente “di mantenere una forma regolare e non frastagliata”. All’uopo, l’istanza veniva trasmessa dal Comune alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, ai fini dell’acquisizione del parere obbligatorio e vincolante di cui all’art. 146 comma 5 del D.Lgs. n. 42 del 2004. Sta di fatto che, con provvedimento del 10 ottobre 2016, la Soprintendenza formulava definitivamente parere negativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, richiamando i motivi ostativi già evidenziati nel preavviso di diniego, di tal ché, con provvedimento notificato il 17 ottobre 2016, il Comune di Gussago negava definitivamente il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, richiamando per relationem le motivazioni di cui al parere negativo vincolante reso dalla Soprintendenza.

Data: 22 giugno 2021
L’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO AL QUALE VENGA REVOCATO L'INCARICO PRIMA DELLA SCADENZA PATTUITA, E SENZA UNA GIUSTA CAUSA, AI SENSI DELL'ART. 1725 COMMA 1 C.C., HA DIRITTO SIA ALL'EVENTUALE CREDITO PER IL COMPENSO MATURATO, SIA AL RISARCIMENTO DEL DANNO

Nel caso in esame è accaduto che un'amministratrice di condominio aveva incardinato relativo giudizio innanzi al competente Ufficio del Giudice di Pace per chiedere sia il pagamento del saldo dei propri compensi, che il risarcimento dei danni dalla stessa patiti in conseguenza della revoca del suo mandato, operata dal Condominio prima del tempo convenuto. Il Giudice di Pace respingeva le richieste attoree, di tal ché l’amministratrice decideva di ricorrere in Appello; sta di fatto che il Tribunale di Palermo accoglieva solo in parte le doglianze della medesima. Ciò posto, F.L., nella sua qualità, ricorreva in Cassazione avanzando un unico motivo di ricorso, per mezzo del quale deduce “la violazione e falsa applicazione degli artt. 2237 e 1725, in relazione all'art. 1129 c.c., sostenendo nel primo paragrafo che al rapporto che intercorre tra condominio ed amministratore non possa applicarsi l'art. 2237 c.c., in quanto norma attinente, piuttosto, al contratto d'opera intellettuale, mentre nel secondo paragrafo si evidenzia l'applicabilità nella specie dell'art. 1725 c.c., dovendosi assimilare l'amministratore condominiale ad un mandatario con rappresentanza”. Questa la rappresentazione dei fatti. Tanto premesso, la Corte di Legittimità ha accolto il ricorso introitato dall'amministratrice condominiale, poiché fondato.

Data: 16 Giugno 2021
TUTTI I CONDÒMINI DEVONO PARTECIPARE AI COSTI PER LA REALIZZAZIONE DEL CAPPOTTO TERMICO, ATTESO CHE IL CAPPOTTO TERMICO NON È UN'OPERA VOLUTTUARIA O GRAVOSA, E TUTTI I CONDOMINI SE NE AVVANTAGGIANO

La vicenda trae origine dall’azione di alcuni condòmini avverso il Condomino di appartenenza, consistente nell’impugnazione di due delibere tramite le quali si era provveduto a ripartire tra gli stessi le spese sostenute per la coibentazione dell'edificio. Gli attori restavano soccombenti in entrambi i gradi di giudizio, di tal ché si determinavano a presentare relativo gravame innanzi alla Corte di cassazione, sollevando ben 8 motivi di ricorso. In primo luogo va detto che, i ricorrenti, con riferimento al primo motivo di ricorso, sostengono come i lavori realizzati per la coibentazione dell'edificio condominiale rappresentino innovazioni gravose e voluttuarie, da ripartirsi ai sensi dell'art 1221 c.c. - norma che consente ai condomini che non sono interessati a trarne vantaggio, di essere esentati da qualsiasi contributo di spesa. La Corte di Legittimità sancisce l’inammissibilità della suddetta doglianza. Invero, in materia, si deve richiamare il consolidato orientamento giurisprudenziale sulla scorta del quale “si intendono innovazioni voluttuarie, per le quali è consentito al singolo condomino, ai sensi dell’art. 1121 c.c., di sottrarsi alla relativa spesa, quelle nuove opere che incidono sull’entità sostanziale o sulla destinazione della cosa comune che sono tuttavia prive di oggettiva utilità, mentre sono innovazioni gravose quelle caratterizzate da una notevole onerosità rispetto alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio, e ciò sulla base di un accertamento di fatto devoluto al giudice del merito ed incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua” (ex plurimis, Cass. Sez. 2, 18/01/1984, n. 428; Cass. Sez. 2, 23/04/1981, n. 2408).

Data: 4 Giugno 2021
IN MATERIA DI ESTIMO CATASTALE, IN ASSENZA DI VARIAZIONI EDILIZIE, LA REVISIONE DELLE RENDITE CATASTALI URBANE NON RICHIEDE IL PREVIO SOPRALLUOGO DELL'UFFICIO, NÉ TANTOMENO IL SOPRALLUOGO È NECESSARIO QUANDO IL NUOVO CLASSAMENTO CONSEGUE AD UNA DENUNCIA DI VARIAZIONE CATASTALE PRESENTATA DAL CONTRIBUENTE

La vicenda oggetto di analisi trae origine dall’impugnazione, da parte della società odierna ricorrente - proprietaria di un piccolo albergo con annesso ristorante – dell’avviso di accertamento con il quale era stato eseguito, nell'anno 2011, un nuovo classamento dell'immobile, con attribuzione di nuova maggiore rendita, a seguito di denuncia di variazione per una ristrutturazione. La società, invero, ha all’uopo dedotto come detta ristrutturazione avesse riguardato la mera realizzazione di una uscita di sicurezza e di un accesso alla cucina e alla reception, ovverosia variazioni tali da non giustificare l’attribuzione di una rendita così elevata. La stessa ricorrente ha, altresì, dedotto che non è stato eseguito un preventivo sopralluogo. Ciò posto, sia la CTP, che, in secondo grado di giudizio, la CTR del Veneto hanno rigettato l’impugnazione, sulla scorta dell’assunto per il quale gli interventi di ristrutturazione non potessero essere qualificati quali marginali, di tal ché la rendita attribuita dovesse ritenersi congrua. Avverso la sentenza emessa dalla CTR Veneto del 2.12.2013, la società ha presentato relativo gravame in Cassazione, sollevando tre motivi di ricorso. Compiuta tale doverosa rappresentazione dell’antefatto, si deve rappresentare come il Supremo Consesso abbia trattato congiuntamente i 3 motivi di ricorso, ritenendoli infondati.

Data: 4 Giugno 2021
IL RUMORE IDONEO AD INTEGRARE IL REATO DI DISTURBO DELLE OCCUPAZIONI E DEL RIPOSO DELLE PERSONE DEVE ESSERE AVVERTITO DA PIÙ SOGGETTI, MA I DANNI DERIVANTI DAL RUMORE MEDESIMO POSSONO ESSERE CHIESTI ANCHE SOLTANTO DA UN CONDOMINO

Con riferimento al caso di specie, la Corte di Appello di Milano ha accolto il gravame introitato della costituita parte civile M.G., e, per l’effetto, ha riformato la sentenza del 24 ottobre 2017 del tribunale di Milano, con la quale I.A. era stata assolta "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato" in relazione alla contravvenzione ex art. 659 c.p., affermandone la responsabilità ai soli effetti civili e condannandola al risarcimento del danno in favore di M.G.. Ciò posto, I.A. ha proposto ricorso per cassazione, in merito a tre specifiche doglianze. Per quanto concerne il primo motivo di ricorso, l’imputata ha evidenziato la carenza d'interesse all'impugnazione della parte civile a fronte della natura dell’assoluzione intervenuta, siccome adottata con la clausola " perché il fatto non è previsto dalla legge come reato", che come tale è inidonea ad assumere efficacia di giudicato in sede civile o amministrativa, ex art. 652 c.p.p..

Data: 26 Maggio 2021
IL CONSEGUIMENTO DEL PERMESSO DI COSTRUIRE IN SANATORIA, AI SENSI DELL'ART. 36 DEL D.P.R. 6 GIUGNO 2001, N. 380, COMPORTA UNICAMENTE L'ESTINZIONE DEI REATI CONTRAVVENZIONALI PREVISTI DALLE NORME URBANISTICHE, MA NON DI QUELLI DISCIPLINATI DALLA NORMATIVA ANTISISMICA

Con riferimento al caso di specie, il Tribunale di Foggia condannava R.M.T. alla pena di 2.000 Euro di ammenda, atteso che la medesima, senza darne avviso scritto con progetto allegato al competente ufficio pubblico, e senza, dunque, la preventiva autorizzazione del competente ufficio pubblico, realizzava una scalinata esterna di collegamento dell'abitazione con il retrostante giardino, eseguendo, altresì, i suddetti lavori in difformità dalle norme tecniche sull'edilizia in zone sismiche contenute nel D.M. 14 gennaio 2008. Avverso la sentenza emessa dal Tribunale pugliese, l'imputata proponeva apposito gravame, affidato a quattro motivi. Preliminarmente, è doveroso far riferimento a quanto previsto in materia dalla Legislazione nazionale e, all’uopo, dal D.P.R. n. 380/2001, concernente la disciplina dell’Edilizia urbanistica e residenziale.

Data: 19 Maggio 2021
VANNO CONSIDERATI INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA ANCHE QUELLI CONSISTENTI NELLA DEMOLIZIONE E NELLA RICOSTRUZIONE CON LA STESSA VOLUMETRIA E SAGOMA DI QUANTO PREESISTENTE, AD ECCEZIONE DELLE INNOVAZIONI NECESSARIE PER L'ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA ANTISISMICA

Nel caso che ci occupa, i ricorrenti OMISSIS comproprietari dell'immobile sito in Ruvo di Puglia al Vico I OMISSIS, nell'agosto del 2010, iniziavano lavori di ristrutturazione, procedendo, anzitutto, alla rimozione delle coperture in amianto, insistenti sulle soffitte, e provvedendo, altresì, in tale sede, alla demolizione e ricostruzione dei muri perimetrali delle medesime soffitte. Sta di fatto che, a seguito di un sopralluogo di personale comunale, veniva disposta dal Comune la sospensione dei lavori, di tal ché i ricorrenti provvedevano a depositare, presso l'Ufficio tecnico del Comune, apposita richiesta di permesso di costruire in sanatoria. Detta istanza veniva riscontrata con nota di diniego emessa dal Direttore d'Area, avverso la quale i ricorrenti facevano pervenire osservazioni e documenti, ex art. 10-bis L. n. 241 del 1990. La domanda di permesso di costruire in sanatoria dei ricorrenti veniva, tuttavia, respinta, con provvedimento del 7.8.2014; avverso detto provvedimento i ricorrenti producevano nuove osservazioni chiedendo la revoca in autotutela ma, rimanendo inesitata tale nuova istanza, i medesimi decidevano di introitare ricorso, depositato in data 22.11.2014. Nello specifico, il Comune di Ruvo di Puglia decideva di voler negare la sanatoria edilizia sulla scorta delle seguenti motivazioni: 1) mancanza della firma dei richiedenti sull’istanza in sanatoria; 2) compilazione solo parziale del suddetto modello di istanza di sanatoria e mancanza di alcune indicazioni sul fabbricato, ritenute obbligatorie; 3) non rispondenza dei lavori eseguiti sine titulo rispetto alla sagoma preesistente del fabbricato; 4) circostanza per la quale l'accatastamento del 1960 e le immagini di Google Map indicherebbero, in origine, un prospetto e una sagoma diversi; 5) l'immobile dovrebbe ritenersi qualificabile in zona omogenea A/1 (Aree urbane di valore storico ambientale), per la quale la disciplina urbanistica vieterebbe la modifica di prospetti e sagome al fine di salvaguardare le caratteristiche costruttive e strutturali originarie; 6) da ultimo, la disciplina vigente nella detta zona A/1 consentirebbe "nuove aperture lucifere a livello di soffitte esistenti a condizione che le stesse siano in asse con le finestre presenti ai piani sottostanti”.

Data: 28 Aprile 2021
PER "PICCOLO IMPIANTO" DEVE INTENDERSI NON SOLO QUELLO INSTALLATO SU "EDIFICI" DI PROPRIETÀ DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE, MA ANCHE QUELLO IMPIANTATO SULLE "AREE" DI PROPRIETÀ DELLE MEDESIME

Nella vicenda oggetto di disamina, con ricorso notificato il 10 maggio 2013 e depositato il 17 giugno 2013, il Consorzio di Bonifica OMISSIS ha adito il Tribunale Amministrativo del Lazio al fine di ottenere l'annullamento della nota dell'11 marzo 2013, con la quale il G. ha negato l'ammissione dell'impianto fotovoltaico denominato "REALIZ. TET. IMP. FV. E LOC. IMP. MAGAZZINO", identificato con il numero 803896 e dallo stesso Consorzio realizzato nel Comune di Capannoni, in quanto non avente i requisiti per poter essere considerato un "piccolo impianto", sulla scorta dell’assunto per il quale i moduli non fossero installati “su un manufatto rispondente alla definizione di edificio, come sarebbe richiesto per i "piccoli impianti", dall'art. 3, comma 1, lett. u), D.M. 5 maggio 2011, potendo semmai essere classificato come "grande impianto", attraverso la prescritta richiesta di iscrizione nell'apposito registro informatico”. Preliminarmente, in questa sede, appare necessario il richiamo alla disciplina normativa contenuta nel D.M. 5 maggio 2011 in materia di “incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici”, e, nello specifico, all’art. 3 del suddetto decreto, recante l’elenco delle definizioni riferibili agli elementi ed attività rientranti nel settore Energia Elettrica. In primo luogo, va detto che l’anzidetta disposizione ministeriale chiarisce, al punto e) dell’art. 3, che per “impianto fotovoltaico” deve intendersi “un impianto di produzione di energia elettrica mediante conversione diretta della radiazione solare, tramite l'effetto fotovoltaico; esso è composto principalmente da un insieme di moduli fotovoltaici piani, nel seguito denominati moduli, uno o più gruppi di conversione della corrente continua in corrente alternata e altri componenti elettrici minori”; dappoi, al punto u) ex art. 3) del D.M. 5/5/2011, viene precisato che i “piccoli impianti” non sono altro che “gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici che hanno una potenza non superiore a 1000 kW, gli altri impianti fotovoltaici con potenza non superiore a 200 kW operanti in regime di scambio sul posto, nonché gli impianti fotovoltaici di potenza qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001”.

Data: 20 Aprile 2021
IN ASSENZA DI UNA SPECIFICA DEFINIZIONE LEGISLATIVA DELLE CATEGORIE E CLASSI, LA QUALIFICAZIONE DI UN'ABITAZIONE COME "SIGNORILE", "CIVILE" O "POPOLARE" CORRISPONDE ALLE NOZIONI PRESENTI NELL'OPINIONE GENERALE IN UN DETERMINATO CONTESTO SPAZIO-TEMPORALE

Nella pronuncia oggetto di esame, l’Agenzia delle Entrate ha formulato espressa doglianza con tre motivi di ricorso, per la cassazione della sentenza n. 103/5/2011 della Commissione Tributaria Regionale della Liguria, con cui la stessa Commissione aveva accolto l'impugnazione proposta da S.C. avverso la sentenza n. 5/2012 della Commissione Tributaria Provinciale di Savona, la quale, a sua volta, aveva respinto il ricorso avverso atto di attribuzione di rendita catastale, essendo stato contestato dalla contribuente il classamento in cat. A/1 dell'immobile di sua proprietà, con richiesta di attribuzione della cat. A/2 classe 1; all’uopo, la contribuente ha resistito con apposito controricorso. Va subito detto che la revisione del classamento può essere modificata o a seguito della presentazione delle dichiarazioni di nuova costruzione e di variazione edilizia ex DM. 701/1994, ovvero per effetto di provvedimenti ministeriali che prevedono la revisione parziale o generale degli estimi ovvero del classamento. Il D.P.R. n. 917 del 1986 – ovvero Approvazione del Testo Unico delle imposte sui redditi (testo post riforma 2004), all’art. 38, comma 1, prevede un ulteriore strumento di rideterminazione della rendita catastale residuale, rispetto a quelli precedentemente illustrati, specificando, al punto 1, che "se per un triennio il reddito lordo effettivo di una unità immobiliare differisce dalla rendita catastale per almeno il 50% di questa, l'ufficio tecnico erariale, su segnalazione dell'ufficio delle imposte o del comune o su domanda del contribuente, procede a verifica ai fini di un diverso classamento dell'unità immobiliare ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, della nuova determinazione della rendita. Il reddito lordo effettivo 2 è costituito dai canoni di locazione risultanti dai relativi contratti; in mancanza di questi è determinato comparativamente ai canoni di locazione di unità immobiliari aventi caratteristiche similari e ubicate nello stesso o in altri fabbricati viciniori". Nella fattispecie de qua, la contribuente, per la revisione catastale, ha scelto lo strumento del procedimento DOCFA, regolato dal D.M. n. 701 del 1994. Prima di esaminare nello specifico il contenuto del provvedimento, è necessario precisare preliminarmente, per un verso, come per DOCFA (DOcumenti Catasto FAbbricati) si intenda un software per la compilazione dei documenti tecnici catastali e pedissequa presentazione agli Uffici provinciali-territoriali del modello di "Accertamento della Proprietà Immobiliare Urbana", in quanto con tale modello si possono presentare al Catasto: a) nuovi accatastamenti (dichiarazione rese per edificazione di nuovi fabbricati o ricostruzioni ex novo o ampliamenti); b) Variazioni catastali di edifici esistenti (come destinazioni d'uso, divisione, frazionamenti, ampliamenti, ristrutturazioni e altre variazioni); c) denunce di unità afferenti a enti urbani; per altro verso, è opportuno specificare il campo di applicazione del D.M. n. 701 del 1994 - ovvero il Regolamento recante norme per l'automazione delle procedure di aggiornamento degli archivi catastali e delle conservatorie dei registri immobiliari – il quale prevede che si possa far ricorso alla disciplina in oggetto in due soli casi: ovvero, “in caso di presentazione di dichiarazione di nuova costruzione di cui al D.P.R. n. 1142 del 1949, art. 56, o in caso di variazione dello stato dei beni di cui al R.D.L. n. 652 del 1939, art. 20, il quale impone alle persone o enti indicati nell'art. 3 l'obbligo di denunciare, nei modi e termini da stabilirsi con il regolamento, le variazioni nello stato e nel possesso dei rispettivi immobili, le quali comunque implichino mutazioni ai sensi dell'art. 17”.

Data: 13 Aprile 2021
LA SENTENZA CHE SANCISCE L'ESTINZIONE DEL REATO DI COSTRUZIONE ABUSIVA PER PRESCRIZIONE COMPORTA LA CONSEGUENTE DICHIARAZIONE DI REVOCA DELL'ORDINE DI DEMOLIZIONE

Nella vicenda oggetto di disamina, con un unico motivo di censura, l’imputato ha lamentato la mancata revoca dell'obbligo di demolizione a sèguito della pronuncia resa dalla Corte di Appello di Napoli,la quale aveva rilevato l'intervenuta prescrizione dei reati contemplati dall'art. 44, 64, 71,65 e 7 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), dichiarandone il non doversi procedere. Nello specifico, l'art. 31, co. 9,D.P.R n. 380/2001 – dispositivo inserito all’interno del Titolo IV, Capo II, Testo Unico Edilizia, preposto alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni – così dispone: “9. Per le opere abusive di cui al presente articolo, il giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita”. All’uopo, proprio dalla disamina dell’anzidetto disposto, deve desumersi la circostanza alla stregua della quale l’estinzione del reato di abuso edilizio, fa decadere l'ordine di demolizione dell'opera, atteso che viene a mancare la pronuncia di condanna, la quale costituisce l'antecedente logicogiuridico imprescindibile per poter attuare la sanzione.

Data: 31 Marzo 2021
LEGISLAZIONE ANTISISMICA. I REATI DI OMESSA DENUNCIA DEI LAVORI E PRESENTAZIONE DEI PROGETTI E DI INIZIO DEI LAVORI SENZA PREVENTIVA AUTORIZZAZIONE HANNO NATURA DI REATI PERMANENTI

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte si è occupata della natura dei reati derivanti dal mancato rispetto della normativa antisismica e del momento di consumazione degli stessi. In particolare, parte ricorrente, con il primo motivo di ricorso, a mezzo del proprio difensore, formulava la doglianza per cui “…il tribunale avrebbe errato nel ritenere sussistente il fumus del reato edilizio a fronte della ritenuta intervenuta estinzione per prescrizione del reato, che avrebbe invece impedito ogni valutazione sul presupposto del vincolo reale applicato”; altresì, “il tribunale avrebbe anche omesso ogni valutazione in ordine alla consulenza di parte prodotta”. Tanto premesso, secondo la dirimente interpretazione degli Ermellini, tale motivo di ricorso deve essere considerato inammissibile in considerazione di due elementi parimenti rilevanti, in quanto, per un verso, si deve evidenziare come l'appello sia stato proposto su una questione già esaminata e non provvista di alcun "nuovo elemento di valutazione"; per altro verso, che il Tribunale aveva comunque riconosciuto l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato ex D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c) e, all’uopo, l'inconfigurabilità del sequestro in rapporto a tale reato, di tal ché ogni critica in ordine alle ulteriori argomentazioni formulate in rapporto a tale reato da parte del collegio della cautela perde rilievo.

Data: 10 Marzo 2021