IMPOSTE E TASSE IN GENERE. AVVISO DI ACCERTAMENTO. PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE. PRELIEVO SPECIALE SUI REDDITI DI SOGGETTI TITOLARI DI UN’AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DI ATTIVITA’ NEI SETTORI REGOLAMENTATI

Di estremo interesse nella recentissima pronuncia in commento è l’indicazione del criterio ermeneutico che la Corte di Giustizia europea suggerisce di adottare ai fini della corretta regolamentazione del rapporto tra normativa europea e nazionale in materia di prelievo fiscale per le imprese che operano nel mercato dell’energia elettrica. L’analisi della questione sottoposta al vaglio del Giudice europeo prende le mosse dai considerando da 3 a 5 e 7 della direttiva 2009/72, dalla cui disamina emerge che essa mira essenzialmente a creare un mercato interno aperto e competitivo nel settore dell'energia elettrica, che consenta a ogni consumatore la libera scelta dei fornitori e a ogni fornitore la libera fornitura ai propri clienti, a creare parità di condizioni in questo mercato, a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e una politica sostenibile in materia di cambiamenti climatici. Si evidenzia, infatti, che all’art. 1 si stabiliscono norme comuni per la generazione, la trasmissione, la distribuzione e la fornitura dell'energia elettrica, unitamente a disposizioni in materia di protezione dei consumatori, al fine di migliorare e integrare i mercati competitivi dell'energia elettrica nell'Unione. Detta direttiva, osserva la Corte, definisce le norme relative all'organizzazione e al funzionamento del settore dell'energia elettrica, l'accesso aperto al mercato, i criteri e le procedure da applicare nei bandi di gara e nel rilascio delle autorizzazioni nonché nella gestione dei sistemi. Essa definisce inoltre gli obblighi di servizio universale e i diritti dei consumatori di energia elettrica, chiarendo altresì i requisiti in materia di concorrenza. Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2009/72, poi, gli Stati membri, in base alla loro organizzazione istituzionale e nel dovuto rispetto del principio di sussidiarietà, fanno sì che le imprese elettriche, fatto salvo il paragrafo 2, siano gestite secondo i principi della direttiva, al fine di realizzare un mercato dell'energia elettrica concorrenziale, sicuro e dal punto di vista ambientale sostenibile, e si astengono da qualsiasi discriminazione tra le imprese riguardo ai loro diritti o obblighi. 2 Per quanto riguarda il principio di non discriminazione, secondo la giurisprudenza della Corte una normativa nazionale, che rientra nell'ambito di applicazione del diritto dell'Unione o lo applica, è tenuta a rispettare tale principio. Il Giudice europeo osserva poi che, poiché l'obiettivo della direttiva 2009/72 è realizzare un mercato interno dell'energia elettrica, il legislatore dell'Unione ha fatto ricorso alla procedura legislativa ordinaria, quale era prevista all'articolo 95, paragrafo 1, CE per l'adozione di misure relative al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri nell'instaurazione e nel funzionamento del mercato interno. Ma conformemente al disposto dell'articolo 95, paragrafo 2, CE, il paragrafo 1 di tale articolo non si applicava alle disposizioni fiscali, di tal che, siccome la direttiva 2009/72 non costituisce una misura relativa al ravvicinamento delle disposizioni fiscali degli Stati membri, le sue disposizioni non si applicano a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che istituisce un prelievo speciale sul reddito delle imprese alle quali la stessa s'indirizza. Da tutte le suesposte considerazioni deriva pertanto che le disposizioni della Direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 2003/54/CE, ed in particolare quelle del suo articolo 3, paragrafi da 1 a 3 e 10, devono essere interpretate nel senso che esse non ostano a una normativa nazionale che istituisce un prelievo speciale sui redditi, per attività svolte tanto a livello nazionale quanto all'estero, di imprese che operano, sul fondamento dell'autorizzazione rilasciata da un'autorità pubblica, in diversi settori di attività regolamentata, incluse le imprese titolari di un'autorizzazione alla fornitura di energia elettrica accordata dall'autorità nazionale di regolamentazione competente.

Data: 26 Gennaio 2021
IMPOSTE E TASSE IN GENERE. AVVISO DI CLASSAMENTO: LA MANCATA RIPRODUZIONE O ALLEGAZIONE ALL’AVVISO DI CLASSAMENTO DELLA STIMA ESEGUITA DALL’UFFICIO NON COMPORTA DIFETTO DI MOTIVAZIONE.

Nella sentenza in commento la Suprema Corte chiarisce che, con riferimento al classamento di immobili, qualora l'attribuzione della rendita catastale abbia luogo a seguito della procedura "DOCFA" ed in base ad una stima diretta eseguita dall'Ufficio, tale stima, che integra il presupposto ed il fondamento motivazionale dell'avviso di classamento - esprimendo un giudizio sul valore economico dei beni classati di natura sostanzialmente tecnica, in relazione al quale la presenza e l'adeguatezza della motivazione rilevano ai fini non già della legittimità, ma dell'attendibilità concreta del cennato giudizio, e, in sede contenziosa, della verifica della bontà delle ragioni oggetto della pretesa -, costituisce un atto conosciuto e comunque agevolmente conoscibile per il contribuente, in quanto posto in essere nell'ambito di un procedimento a struttura fortemente partecipativa, con la conseguenza che la sua mancata riproduzione o allegazione all'avviso di classamento non si traduce in un difetto di motivazione. Nella detta pronuncia, per altro verso la Corte di legittimità ha modo di ribadire il principio per cui in tema di classamento, l’attribuzione della rendita catastale ai fabbricati a destinazione speciale o particolare non presuppone l’esecuzione del previo sopralluogo, il quale non costituisce né un diritto del contribuente, né una condizione di legittimità del correlato avviso attributivo di rendita, trattandosi solo di uno strumento conoscitivo del quale l’Amministrazione può avvalersi. Rimane però sempre ferma ed imprescindibile la necessità della stima diretta ai fini della determinazione del reddito medio ordinario, come previsto dall'art. 37 del d.P.R. n. 917 del 1986, ricavabile dalle caratteristiche del bene anche sulla base delle risultanze documentali a disposizione dell'Ufficio. (in tal senso Cass. civ., sent. n. 8529/2019)..

Data: 26 Gennaio 2021
RILEVANZA DELLE EMERGENZE NASCENTI DALLA DISCIPLINA URBANISTICA CONNESSA AL TERRITORIO AI FINI DEL RICLASSAMENTO

La Suprema Corte nella sentenza in commento precisa come, in tema di estimo catastale, se è vero che, ai fini del riclassamento, non è necessario un miglioramento del contesto urbano dell'area, la quale può essere rimasta invariata nel tempo quanto alle sue caratteristiche urbanistiche, registrandosi comunque una marcata variazione del valore degli immobili dell'area a condizioni invariate, ciò non significa, tuttavia, che ai fini del detto classamento non possano essere tenute in considerazione le emergenze nascenti dalla disciplina urbanistica connessa al territorio. La questione “riclassamento” è stata già sottoposta all’attenzione della Suprema Corte sempre di recente (Cass. civ. Sez. VI - 5 Ord., 29/04/2020, n. 8283), allorchè ha affermato che qualora il nuovo classamento sia stato adottato ai sensi della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nell'ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l'immobile è situato (giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale in tale microzona rispetto all'analogo rapporto sussistente nell'insieme delle microzone comunali), non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi a fondamento del riclassamento. In particolare si è affermato che questo è ancor più vero allorchè da questi provvedimenti non siano evincibili gli elementi (come la qualità urbana del contesto nel quale l'immobile è inserito, la qualità ambientale della zona di mercato in cui l'unità è situata, le caratteristiche edilizie del fabbricato) che, in concreto, hanno inciso sul diverso classamento. La ratio della pronuncia è quella di consentire, da un lato, al contribuente di individuare agevolmente il presupposto dell'operata riclassificazione ed approntare le consequenziali difese; e, dall'altro, quella di delimitare, in riferimento a dette ragioni, l'oggetto dell'eventuale successivo contenzioso, essendo precluso all'Ufficio di addurre, in giudizio, cause diverse rispetto a quelle enunciate nell'atto; e ciò anche considerando che l'attribuzione di una determinata classe è correlata sia alla qualità urbana del contesto in cui l'immobile è inserito (infrastrutture, servizi, etc.), sia alla qualità ambientale (pregio o degrado dei caratteri paesaggistici e naturalistici) della zona di mercato immobiliare in cui l'unità stessa è situata, sia infine alle caratteristiche edilizie 2 dell'unità stessa e del fabbricato che la comprende (l'esposizione, il grado di rifinitura, etc.).

Data: 26 Gennaio 2021
RIPARTO DI GIURISDIZIONE TRA GIUDICE ORDINARIO E GIUDICE AMMINISTRATIVO NELLE CONTROVERSIE RELATIVE ALL’USO DEL TERRITORIO: GIUDIZI SULL’AN E SUL QUANTUM DELLE SANZIONI PECUNIARIE EDILIZIE

La recentissima pronuncia del Consiglio di Stato in esame ribadisce il principio per cui rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, di cui all'art. 133 lett. f), cod. proc. amm., le controversie aventi ad oggetto gli atti e i provvedimenti delle Pubbliche amministrazioni in materia urbanistica ed edilizia, concernenti tutti gli aspetti dell'uso del territorio, e fra esse rientrano anche i giudizi relativi alla contestazione dell'an e del quantum di una sanzione pecuniaria edilizia. In particolare, in ordine alla giurisdizione sulle sanzioni adottate in materia urbanistica ed edilizia rientrano nella giurisdizione esclusiva predetta, sia i provvedimenti con i quali vengono irrogate sanzioni a carattere ripristinatorio in materia sia quelle a carattere pecuniario poiché anche quest'ultime risultano strumentali al governo del territorio e costituiscono esercizio della relativa potestà autoritativa. Anche nella presente fattispecie la pretesa sanzionatoria, posta a base del decreto ingiuntivo, e la successiva opposizione, generano una controversia nascente da atti e provvedimenti della P.A. relativi alla gestione del territorio.

Data: 2 Febbraio 2021
TASSAZIONE SU BASE CATASTALE E QUALIFICAZIONE COME AGRICOLA DELLE ATTIVITA’ DIRETTE ALLA MANIPOLAZIONE, CONSERVAZIONE, TRASFORMAZIONE, COMMERCIALIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DI PRODOTTI OTTENUTI DALLA COLTIVAZIONE DEL FONDO O DALL’ALLEVAMENTO DI ANIMALI

La Commissione esprime il suo principio in tema di imposte sui redditi, sancendo come la produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali, effettuate da imprenditori agricoli, vadano a costituire attività connesse ai sensi dell'art. 2135, comma 3, c.c., di talché e medesime devono considerarsi produttive di reddito agrario. Preliminarmente, con riferimento a quanto previsto dalla legislazione nazionale, corre l’obbligo rappresentare come il D.P.R. 22/12/1986, n. 917, art. 32, classifichi come attività agricole finanche quelle di cui al terzo comma dell'articolo 2135 del codice civile, “dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, ancorché non svolte sul terreno, di prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, con riferimento ai beni individuati, ogni due anni e tenuto conto dei criteri di cui al comma 1, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali”. Per quanto concerne il caso di specie, il Collegio ritiene quale normativa di riferimento applicabile la L. n. 266 del 2005, la quale sostiene come ".....la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo effettuate da imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell'art. 2135, 3 comma del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario....", evidenziando come tali disposizioni debbano ritenersi applicabili “anche in relazione a prodotti agricoli acquistati presso terzi a condizione che questi ultimi non siano comunque prevalenti rispetto ai prodotti propri".

Data: 16 Febbraio 2021
LEGISLAZIONE ANTISISMICA. I REATI DI OMESSA DENUNCIA DEI LAVORI E PRESENTAZIONE DEI PROGETTI E DI INIZIO DEI LAVORI SENZA PREVENTIVA AUTORIZZAZIONE HANNO NATURA DI REATI PERMANENTI

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte si è occupata della natura dei reati derivanti dal mancato rispetto della normativa antisismica e del momento di consumazione degli stessi. In particolare, parte ricorrente, con il primo motivo di ricorso, a mezzo del proprio difensore, formulava la doglianza per cui “…il tribunale avrebbe errato nel ritenere sussistente il fumus del reato edilizio a fronte della ritenuta intervenuta estinzione per prescrizione del reato, che avrebbe invece impedito ogni valutazione sul presupposto del vincolo reale applicato”; altresì, “il tribunale avrebbe anche omesso ogni valutazione in ordine alla consulenza di parte prodotta”. Tanto premesso, secondo la dirimente interpretazione degli Ermellini, tale motivo di ricorso deve essere considerato inammissibile in considerazione di due elementi parimenti rilevanti, in quanto, per un verso, si deve evidenziare come l'appello sia stato proposto su una questione già esaminata e non provvista di alcun "nuovo elemento di valutazione"; per altro verso, che il Tribunale aveva comunque riconosciuto l'intervenuta estinzione per prescrizione del reato ex D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c) e, all’uopo, l'inconfigurabilità del sequestro in rapporto a tale reato, di tal ché ogni critica in ordine alle ulteriori argomentazioni formulate in rapporto a tale reato da parte del collegio della cautela perde rilievo.

Data: 10 Marzo 2021
LA SENTENZA CHE SANCISCE L'ESTINZIONE DEL REATO DI COSTRUZIONE ABUSIVA PER PRESCRIZIONE COMPORTA LA CONSEGUENTE DICHIARAZIONE DI REVOCA DELL'ORDINE DI DEMOLIZIONE

Nella vicenda oggetto di disamina, con un unico motivo di censura, l’imputato ha lamentato la mancata revoca dell'obbligo di demolizione a sèguito della pronuncia resa dalla Corte di Appello di Napoli,la quale aveva rilevato l'intervenuta prescrizione dei reati contemplati dall'art. 44, 64, 71,65 e 7 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), dichiarandone il non doversi procedere. Nello specifico, l'art. 31, co. 9,D.P.R n. 380/2001 – dispositivo inserito all’interno del Titolo IV, Capo II, Testo Unico Edilizia, preposto alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, responsabilità e sanzioni – così dispone: “9. Per le opere abusive di cui al presente articolo, il giudice, con la sentenza di condanna per il reato di cui all'articolo 44, ordina la demolizione delle opere stesse se ancora non sia stata altrimenti eseguita”. All’uopo, proprio dalla disamina dell’anzidetto disposto, deve desumersi la circostanza alla stregua della quale l’estinzione del reato di abuso edilizio, fa decadere l'ordine di demolizione dell'opera, atteso che viene a mancare la pronuncia di condanna, la quale costituisce l'antecedente logicogiuridico imprescindibile per poter attuare la sanzione.

Data: 31 Marzo 2021